Qui a Trieste non si sente il mare: il vento soffia da terra, e questo non porta la salsedine al naso. A Napoli lo senti da qundo sei in Piazza Plebiscito fino a quando sali sulle 13 discese.
Da tempo non aggiorno questo spazio, inizialmente non riuscivo più a scrivere, poi ho ricominciato, ma senza pubblicare. Niente di ciò che scrivevo mi sembrava all’altezza delle cose che avevo scritto per una persona in particolare. Quelle poesie hanno qualcosa che difficilmente sono riuscito a trovare; estrema lucidità personale nel cogliere i momenti e le senzazioni; leggendole a freddo posso dire di essere contento.
Ora non riesce neanche a guardarmi negli occhi, e mi dispiace. Ma so che un po dispiace anche a lei.
Un giorno da ragazzino 14-15 anni scappai da tutto e da tutti, non volevo più vedere nessuno che conoscessi, volevo restare da solo. Quel giorno subito dopo pranzo, andai via; mi rifugiai in un posto in cui ci fossero tante persone, poichè la solitudine, pensavo si trovasse solo sentendosi nessuno: io insignificante per gli altri in mezo agli altri. Mi ritrovai in via Caracciolo, sul lungomare di Napoli. Camminai molto quel giorno, pensando ed osservando le persone intorno, pensai talmente tanto che la sera avevo mal di testa. Quel giorno non avevo paura di guardare le persone in faccia, mi sentivo davvero più ferito di loro, e dunque più autorizzato a rompere lo schema, per cercare una risposta, nei loro gesti, nei loro passi.
Scrissi pagine di pensieri, forse esistono ancora da qualche parte, tra i mille fogli che spero mia madre non abbia gettato via. Erano parole scitte con la penna rossa, la prima che avevo trovato uscendo di casa. Mi ricordo quel rosso, la pessima grafia, la felpa che indossavo, le facce stranite dei passanti e l’odore del mare.
L’avrei cercato ovunque, non sapendo di averlo dentro. Continua a leggere ‘l’odore del mare’
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