Nazim Hikmet

C’è bisogno un po’ di staccare, sono diventato troppo opprimente dicono, e allora ritorno un po alle origini e lascio perdere il presente, rileggo tra le carte virtuali del passato e ritrovo uno dei miei miti.

Che fortuna averlo incontrato quel libro, una sera di dicembre, di anni fa ormai… ma non avevo soldi per comprarlo quel giorno, l’avrei avuto dopo: un regalo, con una dedica. Uno dei regali più belli che mi abbia fatto mio padre, e lui ancora non ci crede… eheheh… ma quelle parole sono davvero inestimabili, Ozpetek le ha messe anche in un film: entrano di nascosto, fanno da sfodo alla storia e sono il filo che unisce le vite dei due antagonisti, in amore, nel film.

Ad ogni modo avevo scritto questa recensione al liceo, non scrissi tante opinioni ma preferii prendere numerosi frammenti delle sue poesie, perchè pensavo e penso tuttora che Hikmet si presenta bene anche da solo, non c’è bisogno di nient’ altro.

Lo riporto così come lo scrissi

Poesie d’un uomo capace d’amare

Era dicembre del 2003, ero alla Fnac del Vomero, solo, ma questa è una altra storia. Passavo da un libro all’atro, leggendo poche righe per vedere se qualcuna mi colpisse. Ad un certo punto c’è un libro che in copertina ha la foto di un ragazzo ed una ragazza che si baciano su di un marciapiede, mentre tutti attorno passano restando sfuocati a fare da sfondo. Era un libro di poesie:”Poesie d’amore” di Nazim Hikmet, lo aprii cercandone una che non fosse troppo lunga, pagina 9, lessi:

“Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.”.

Erano le più belle parole d’amore che io avessi mai letto. Sono ruscito ad avere quel libro solo due anni dopo, ma quella sera capii di non esser mai riuscito ad amare qualcosa. Questa è stata la sensazione che ho provao durante tutta la lettura: “Il più bello dei mari” insieme a tante altre poesie sono il frutto di una persona che è riuscita veramente ad amare, non solo una donna, ma il mondo, le ideologie, la vita, le persone, riuscendo a superare la morte, lasciandole al di là della sua vita:

“non ci si può saziare del mondo
Mehmet
non ci si può saziare.
Non vivere su questa terra
come un inquilino
oppure in villegiatura
nella natura
vivi in questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre
credi al grano al mare alla terra
ma soprattutto all’uomo.
Ama la nuvola la macchina il libro
ma innanzitutto ama l’uomo.
Senti la tristezza
del ramo che si secca
del pianeta che si spegne
dell’animale infermo
ma innanzitutto la tristezza dell’uomo”

questi pezzi della sua ultima lettera al figlio Mehmet spiegano cio che abvrebbe voluto insegnargli: l’amore e la fiducia, la voglia di vivere ogni istante. Con lui non ebbe molto tempo da trascorrere: iscritto al Partito Comunista Turco, Nazim fù dapprima portato in carcere nel 1938, per scontare 18 anni con l’accusa di antinazismo e antifranchismo, ed in seguito esiliato dalla Turchia. Viaggiò molto e questo lo rese una persona capace di comprendere cosa rimante al di là di tutte le diversità, il tutto nonostante il suo problema al cuore, che l’avrebbe condotto alla morte il 3 giugno dl 1963. “La mescolanza di razze, di culture e di esperienze diversissimene avevano fatto un essere ricco e orignale, levigato dalle discipline ma sdegnoso di servire” così scrive di lui l’amica Joyce Lussu.
Eugenio Svalfari dice “A volte la più grande opera d’arte di un artisa è la sua stessa vita, ma in un secolo si contano sulle dita di una mano”. Eppure, al di là della vita d’artista, ciò che rende eterne e indimenticabili le frasi di questo poeta è la semplicità della parola, figure semplici e momenti di vita, di quelli che a volte vorremo fermare e tradurre in poesia, così che per sempre qualcuno possa ricordare.

“Millenovecento cinquantasette, diciassette gennaio,
suonano le nove.
Il freddo soleggiato, sincero,
il freddo è rosa pallido
il fredo è celeste cielo.
I miei baffi rossi stanno per gelarsi.
La citta di Praga è incisa su una coppa di vetro
incisa con un diamante.
Risuonerebbe se la toccassi;
striata d’oro, limpida e bianca.

~ di egemo su Dicembre 4, 2007.

4 Risposte to “Nazim Hikmet”

  1. Mi pare simile a un dio
    l’uomo che ti siede accanto
    e ti ascolta così, mentre parli
    con lieve sussurro e ridi amabile:
    questo mi stringe il cuore nel petto!

    Basta che ti getti uno sguardo
    e subito la voce mi manca
    la lingua si spezza, subito
    un fuoco sottile mi scivola
    sotto la pelle,
    lo sguardo s’offusca, rombano le orecchie,
    un freddo sudore mi cola, tutta
    mi scuote un tremito,
    e più verde dell’erba divento
    e poco manca che muoia.

  2. Viviamo, mia Lesbia, e amiamo,
    e il mormorio dei vecchi inaciditi
    consideriamolo un soldo bucato.
    I giorni che muoiono possono tornare,
    ma se questa nostra breve luce muore
    noi dormiremo un’unica notte senza fine.
    Dammi mille baci e ancora cento,
    dammene altri mille e ancora cento,
    sempre, sempre mille e ancora cento.
    E quando alla fine saranno migliaia
    per scordare tutto ne imbroglieremo il conto,
    perché nessuno possa stringere in malie
    un numero di baci così grande.

  3. veramente molto bella la poesia di qst poeta ti entrano diritti nel cuore poi in qst poesia(nn vivere su qst terra cm un inquilino)…il poeta invita il figlio ad amare,godere e credere soprattutto nell uomo…molto bella

  4. il poeta turco si rivolge al figlio esortando a vivere in modo autentico e responsabile..è fondamentale dimostrare amore verso tutto ciò ke ci circonda,ma soprattutto verso l uomo…il valore + grande di tutta la realtà

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